Corte d’Appello Milano Sez. I, 28/07/2020

La circostanza che il contratto di Interest Rate Swap (IRS) abbia generato differenziali negativi per il cliente non ha nulla a che vedere con la sussistenza o meno della causa di copertura del contratto medesimo, dal momento che con tale tipologia di contratto il cliente si mette al riparo dal rischio del rialzo del tasso di interesse sulla sua posizione debitoria ma, al tempo stesso, rinuncia all’eventuale vantaggio che gli sarebbe derivato da un eventuale ribasso del suddetto tasso di interesse. Il mark to market non è l’oggetto del contratto IRS, giacché oggetto del contratto sono le reciproche obbligazioni delle due parti di pagare l’una all’altra, a seconda dei casi, a scadenze prestabilite, il differenziale sussistente tra due somme, calcolate su un medesimo capitale di riferimento, applicazione di due determinati parametri differenti per le due parti. Il mark to market è, invero, il valore che, in ciascun momento della sua esistenza, assume il contratto di IRS, inteso quale costo che un terzo estraneo al contratto è disposto a pagare o chiede di ricevere, a seconda dei casi, per subentrare nel contratto, ovvero quale costo che una delle due parti è tenuta a pagare all’altra o pretende di ricevere da questa per chiudere anticipatamente il contratto. Ciò detto, nella fattispecie, si rilevava come non si configurasse la nullità del contratto IRS a fronte della mancata indicazione del criterio per la determinazione del valore del mark to market o di un suo valore negativo per il cliente.


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